Cime tempestose


Cime Tempestose
è la celebre opera di una delle tre sorelle Brontë, Emily, la quale ha dato alla letteratura inglese e mondiale un’opera unica e imponente, imprescindibile e maestosa. Una penna dura, forte, diretta quella di Emily, volta a scandagliare i recessi dell’animo umano dove si annidano i più oscuri sentimenti e le più astruse emozioni, che se provocate o molestate possono condurre l’essere umano all’auto-dannazione.                                                                                                                                               💔 Questo è Cime Tempestose, non un romanzo d’amore, ma un’escalation di truci sentimenti, una spirale di odio, rabbia, violenza, rancore e vendetta. Per tutta la durata del romanzo incombe un’atmosfera torbida e infausta, rilevata nella natura stessa, quella che circonda le due tenute attorno alla quale si svolge tutta la vicenda, quella di Wuthering Heights (Cime Tempestose) e quella di Thrushcross Grange. Una natura cupa, selvaggia, inospitale, un paesaggio grigio e spesso burrascoso.                                                                                                                                   A contribuire a quest’aria nefasta sono ovviamente anche i personaggi, e l’aspetto fosco di alcuni si manifesta già nei tratti fisici e nelle sembianze (primo fra tutti Heathcliff, ma anche Giuseppe e Hareton); altri invece sono molto più chiari nei tratti somatici, un’apparenza esteriore molto più pura, quasi eterea (Caterina Earnshaw, Edgardo Linton e la figlia Caterina, Isabella e suo figlio Linton). Eppure tutti, al di là dell’apparenza mostrata, hanno un animo contaminato da qualche colpa o qualche cattiva inclinazione: nessuno può vantare una condizione interiore integerrima.                                                                                                                                            E infatti capiamo che sia così da quello che a un certo punto dice Elena Dean (Nelly, la domestica attraverso la quale avviene gran parte della narrazione) nel particolare contesto di Thrushcross Grange, il cui padrone è il sobrio e raccomandabile Edgardo Linton: «Dopo tutto, ognuno pensa solo a sé stesso; quelli di animo mite e generoso sono giustamente ancor più egoisti dei dominatori; e la loro felicità finì per l’appunto quando le circostanze provarono a ciascuno che il proprio interesse non era la principale preoccupazione dell’altro».

Premettiamo che solo leggendo il libro si avrà contezza di tutti i personaggi, i quali hanno tra loro dei rapporti di parentela non facili da decodificare, e questo perché la Brontë inizia a descrivere i fatti partendo in realtà dagli esiti, da quello che è pressappoco l’epilogo della vicenda; ma quando Elena Dean inizia il suo racconto si ritorna agli albori, e perciò pian piano il quadro si fa sempre più nitido e consequenziale.                                                                                                              👨  Il personaggio esecrabile per eccellenza è Heathcliff, è lui a muovere tutti gli eventi affinché siano in linea col suo piano di vendetta. Che sia disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo è evidente dal rammarico che prova subito dopo aver inconsapevolmente sottratto alla morte il piccolo Hareton, il figlio di Hindley: «Se fosse stato buio, oso credere che avrebbe cercato di rimediare all’errore commesso, spaccando il cranio di Hareton sui gradini, ma noi eravamo stati testimoni del suo salvataggio, e io mi trovavo già dabbasso con il mio prezioso carico stretto al cuore», dice Nelly.                                                                                                                                                      D’altronde Heathcliff non ha affetto nemmeno per suo figlio, Linton Heathcliff, nonostante assista alla sua grave astenia e al suo deperimento, anzi in realtà ne accelera il percorso riempendolo di botte e mazzate tramite le quali lo soggioga e lo incita ad agire in favore dei suoi piani. Non c’è riguardo neanche per Caterina Linton, che è la figlia della sua amica e amante Caterina Earnshaw, e da qui c’è sentore della dubbiezza del tanto conclamato amore di Heathcliff per lei, che più che un consueto sentimento di amore in realtà è un’ossessione, un turbamento, un impulso quasi feroce: pur vedendo in Caterina Linton i tratti della madre, Heathcliff non si trattiene dal perseguire i piani di vendetta persino su di lei. 

 Spesso durante la narrazione ricorre il motivo del “diverso” per ciò che riguarda il personaggio di Heathcliff, Nelly si trova in più occasioni a pensare a che genere di essere egli sia davvero, quasi oscillante tra una natura umana e un’altra demoniaca, alquanto controversa e ambigua: «Ebbi l’impressione di non trovarmi con una creatura della mia specie», «Si slanciò con la testa contro il tronco nodoso, e, alzando gli occhi, mandò un urlo, non come un uomo, ma come una belva spinta a morte con lame e spade».

✖Cime Tempestose non è un romanzo di formazione, quasi nessuno tra i personaggi subisce un’evoluzione, e non è neanche un romanzo di redenzione o di riabilitazione, e perciò non si presta a livelli interpretativi o chiavi di lettura, non c’è una data morale né tanto meno situazioni confortevoli per il lettore che piuttosto è costantemente attorniato da una furia rabbiosa e perversa che lo lascia attonito e costernato. E forse l’unico monito che il romanzo suggerisce è proprio questo: attenzione a non emendare quelle azioni e quei comportamenti evidentemente così rovinosi. In questo l’autrice scuote le coscienze perché mettendo alla ribalta ogni genere di umana nefandezza veniamo spinti a chiederci: e io? Reagirei così? Sarei capace di questo? È possibile arrivare fino a questo punto?

Comunque, anche se il romanzo pare si sottragga a possibili interpretazioni, una delle constatazioni che sicuramente possiamo fare è che il modo in cui veniamo allevati e trattati influisce sul nostro temperamento e sulla nostra personalità. 👇                                                                                                                                               Heathcliff subisce l’oppressione e il predominio di Hindley, da cui viene praticamente schiavizzato. Non è possibile giustificare il comportamento di Heathcliff, ma è degno di nota l’episodio in cui Heathcliff ragazzo, dopo aver espresso a Nelly il desiderio di rendersi più gradevole nell’aspetto e nei modi, viene subito ostacolato in questa sua nuova volontà: «[…] gridò Hindley. “Vattene, vagabondo! Che? Ti metti a fare il damerino? Aspetta che ti prenda per quei tuoi eleganti riccioli e vedrai se non te li farò diventare più lunghi!” “Sono già abbastanza lunghi,” disse il signorino Linton, facendo capolino dalla porta; “mi meraviglio che non gli diano il mal di capo. Pare la criniera di un puledro che gli cada sugli occhi”». Proprio poco prima di ciò, Nelly aveva detto ad Heathcliff: «Vedi quelle rughe tra gli occhi e quelle folte sopracciglia che invece di alzarsi ad arco si abbassano nel centro, e quel paio di demoni neri così profondamente nascosti che non ardiscono spalancare le finestre ma stanno in agguato dietro a esse, mandando lampi come due spie di Satana? Cerca di imparare a spianare quelle rughe ostinate, e ad alzare le ciglia con franchezza; e cerca di cambiare quei demoni in due angeli fiduciosi e innocenti che non sospettino né dubitino di nulla e che vedano sempre amici ovunque non siano sicuri di trovare nemici».     A sua volta Hindley ragazzo soffre molto per l’evidente preferenza accordata dal padre ad Heathcliff, nonostante questi non fosse suo figlio naturale: «Così fin dal principio sentimenti non buoni si generarono in famiglia, e, alla morte della signora Earnshaw che se ne andò, ancor prima che si compissero due anni, il giovane padrone aveva imparato a considerare il padre come un oppressore più che come un amico, e Heathcliff come l’usurpatore dell’affetto paterno e dei propri privilegi; e, meditando continuamente su tali offese, il suo animo si fece sempre più aspro».

Il piccino Hareton è sottoposto a rischi continui a causa dello stato ebbro in cui spesso si trova suo padre, Hindley. Sottratto alla tutela di Nelly per essere preso in custodia da Heathcliff, Hareton si trasforma presto in un ragazzo bruto e rozzo, e le sue imprecazioni e maldicenze non sono altro che l’estensione del linguaggio già adoperato sia da Hindley che da Heathcliff. Quest’ultimo priva Hareton dell’istruzione, e parlando di lui dice: «[…] aveva qualità di primo ordine e gliel’ho mandate in malora; rese peggiori che inutili».                                                                                                                                              Per quanto riguarda invece il cambiamento e la crescita intellettuale che subisce poi Hareton, gioca un ruolo determinante la figura della cugina Caterina Linton; Nelly dice di Hareton che «La sua indole onesta, sensibile, affettuosa e intelligente allontanò rapidamente l’ignoranza e la degradazione in cui era stato allevato, e le lodi sincere di Caterina agivano come stimolo alla sua intraprendenza. La mente, ravvivata, illuminava ormai i tratti del suo volto, aggiungendo brio e nobiltà al suo aspetto».    

☑ Sicuramente, se finora abbiamo detto cosa non è Cime Tempestose, possiamo dire invece che cosa è, perlomeno per molti, ovvero un romanzo di fantasmi: l’aleggiare degli spiriti (in modo particolare in apertura e in chiusura del romanzo ma anche in altri passaggi) è valso al libro addirittura la definizione di romanzo gotico. Presupponiamo quindi la credenza di Emily Brontë non solo nell’esistenza degli spiriti dei morti, ma anche nel fatto che questi tormenterebbero i vivi. Impressionante poi il momento in cui accade addirittura che una bara venga scoperchiata, tra l’altro con una parificazione qui del trattamento, così che pure il vivo “tormenta” il morto.                                                                                                                               E ancora Cime Tempestose è un romanzo di maledizioni, bestemmie, ingiurie, improperi e linguaggio rude e indecoroso.                                                                                        Lo stato d’animo in cui a un certo punto versa Caterina Linton si potrebbe paragonare un po' allo spirito che permea tutta l’opera: «mi avete lasciata così a lungo sola a lottare con la morte, che ora non sento e non vedo altro che la morte! Mi sento simile alla morte!»                                                                                                                                     Cime Tempestose è un susseguirsi di eventi tragici, cadute in disgrazia e…vere e proprie discese negli Inferi.                                                                                                                                                                                  



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