Piccole donne

  Piccole donne è il piccolo mondo di una famigliola i cui membri si stringono intorno a una dolce intimità domestica. È il “posto” dove avviene una crescita emotiva, dove sensazioni ed emozioni ancora acerbe hanno bisogno di prendere forma e modellarsi secondo certi criteri tanto cari alla famiglia March, che poi sono quelli universali e cari a chiunque abbia un senso del decoro e della buona educazione. È questo uno solo dei tantissimi fattori che rende questo romanzo di Louisa May Alcott un classico così affermato e intramontabile.                                                                                👒«Si avvicinarono tutte al fuoco, la madre in poltrona con Beth ai suoi piedi; Meg e Amy sedute sui braccioli e Jo appoggiata alla spalliera». Questa è proprio la figura emblema del romanzo, il quadretto che si trova spesso illustrato in qualche edizione per ragazzi, e pure nelle trasposizioni cinematografiche.                                                                                                                                            I genitori delle Piccole donne sono molto presenti e le loro parole e il loro esempio sono molto incisivi per le figlie. Le assistono e le conducono verso una maggiore consapevolezza di sé, nuovi orientamenti, aspetti da risolvere o migliorare. Ed è per questo che è considerato un romanzo di formazione, che ha infatti una struttura ciclica, cioè un inizio e una fine in mezzo al quale avviene un processo o un percorso (altrimenti identificato come Il viaggio del pellegrino, l’opera allegorica di John Bunyan alla quale la Alcott si ispira). 

  I miglioramenti che avvengono nella personalità delle quattro giovani sono il frutto oltre che dei consigli materni, anche del vissuto, delle esperienze e delle prove più dure che si sono presentate nel corso di questo tempo in cui avviene la “maturazione”, tempo costellato da ostacoli piccoli e grandi.                                                                                                                               ● Così Meg dopo la sua esperienza alla Fiera della Vanità mette da parte il desiderio delle cose eleganti e sfarzose per apprezzare maggiormente le sue semplici mansioni, «Che piacere restar tranquilli e senza subire continuamente una compagnia d’etichetta. La propria casa è un gran bel luogo anche se non è splendido».                                                                                                                                                               ● Jo impara a tenere a bada il suo temperamento irruento nonostante le riesca difficilissimo, «[…] essa aveva imparato non soltanto l’amarezza del rimorso e della disperazione, ma anche la dolcezza dell’abnegazione e della padronanza di sé stessi»; anche i suoi modi stravaganti e da maschiaccio vengono attenuati e addolciti.                                                                                                                                                                           ● Amy cerca di combattere la sua tendenza alla vanità e capisce anche quanto sia importante dare precedenza ai bisogni degli altri, «In questi ultimi tempi ho pensato molto al mio “fardello di cattiverie” e ho compreso che è formato in gran parte dall’egoismo; perciò desidero provare a dominarlo, se è possibile».  


  ☆ Beth invece sembrerebbe non avere difetti, anche lei ha i suoi “fardelli” da portare, ma nel suo caso pare che ciò con cui deve lottare, ovvero la timidezza e l’introversione, siano una risorsa preziosa e un valore aggiunto, sebbene spesso la compromettano in molte cose come ad esempio il fatto di studiare a casa invece che a scuola perché proprio non riesce ad andarci. Il suo modo di essere è sempre un esempio per le sorelle e per gli altri: calma e indulgente, serena e paziente, è un toccasana per chi le sta intorno. ❗️È quasi come se il suo carattere e insieme anche la sua salute cagionevole mettessero alla prova le sorelle facendo uscire i loro lati migliori e costituendo quindi una sorta di riscatto, un mezzo attraverso il quale affinarsi durante il suddetto percorso.                                                                                               🎼  Il riscatto di Beth invece è la musica, la sua forte passione per il pianoforte le permette di attingere in sé stessa una grande forza, e in questo potrebbe risiedere l’evoluzione del suo personaggio: «Come per caso, naturalmente, trovò sul piano alcune musiche graziose e facili; con dita tremanti, con frequenti pause per ascoltare e guardarsi attorno, Beth, finalmente, suonò il grande strumento e immediatamente dimenticò la sua paura, se stessa e ogni altra cosa che non fosse l’indicibile gaudio  che le procurava la musica, perché essa rappresentava la voce di un caro amico».   

  Le quattro ragazze imparano la modestia, il senso del sacrificio, l’importanza di restare unite e anche di farsi guidare dai buoni sentimenti e da buoni motivi qualsiasi cosa si faccia.                                                                                                                                Ad esempio nel libro si incoraggia il matrimonio per amore e non per interesse, cosa dal carattere anticonformista per un’epoca in cui la riuscita nella vita dipendeva dal contrarre un buon matrimonio che scansasse il pericolo della povertà.                                 Un’altra cosa un po’ inedita è che tutte e quattro le sorelle hanno una qualche forma di interesse artistico che cercano di coltivare, e questo si vedrà in particolar modo nel sequel Piccole donne crescono. È normale che le ragazze nell’Ottocento avessero le proprie passioni o ambizioni in egual modo che una ragazza della nostra contemporaneità: l’enorme differenza sta nella possibilità di raggiungere i propri obbiettivi o affermarsi come artiste donne.                                                                                                                         In più passaggi è dato risalto all’importanza del lavoro e anche del ruolo di redenzione che spesso assume: «Dunque lasciatemi dare il mio consiglio: riprendete il vostro piccolo fardello benché vi sembri a volte un po' pesante; imparando a portarlo vi sembrerà più leggero. Il lavoro è benefico e ce n’è per tutti; ci libera dalla noia e dalle cattiverie, fa bene alla salute e allo spirito e procura un senso di forza e di indipendenza molto più di quanto non ne procurino il denaro e la società». Nella Canzone del bucato di Jo è presente questo verso: «Le menti occupate più tempo non hanno Di pensare al dolore, alla pena e all’affanno; I pensieri angosciosi spazzeremmo via Se la scopa usassimo con vera maestria». 🧹                                                                                                                                                                              Infine, il tipo di persona che siamo sarà sempre evidente agli occhi degli altri, per questo la signora March dice alle ragazze di non preoccuparsi di ostentare ciò che di buono le caratterizza, perché «Tali qualità si scorgono sempre e si intuiscono nei modi e nella conversazione di una persona quando sono usati con modestia».  

                                                                          

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