La ciociara

La ciociara del 1957 è uno dei romanzi della Resistenza, movimento sorto durante la seconda guerra mondiale e che Alberto Moravia vive in prima persona, e quindi il romanzo è come se fosse un’autobiografia per certi aspetti, in quanto anche Moravia si rifugiò in Ciociaria (zona situata a sud-est di Roma, corrispondente alla provincia di Frosinone) per nove mesi, tra il settembre 1943 e il maggio 1944, insieme alla moglie Elsa Morante.

Così Moravia immagina le due protagoniste, Cesira (la ciociara, originaria di Vallecorsa) e sua figlia Rosetta, che per scampare ai bombardamenti su Roma fuggono nella Ciociaria, pensando così di potersi lasciare alle spalle la carestia portata dalla guerra, e invece all’ingresso di Fondi trovano una città fantasma: «Non passava un cane, tutti i negozi avevano le saracinesche abbassate con qualche pezzo di carta bianca appiccicato qua e là che spiegava che i proprietari erano sfollati». Così Cesira trova riparo su per le montagne, dove vivono insieme contadini e sfollati, tra «le coltivazioni a terrazza che noialtri ciociari chiamiamo macere», nella località che Moravia denomina Sant’Eufemia. 

◾️Ci si rifugiava così in alto anche per sfuggire ai rastrellamenti dei nazifascisti compiuti a danno dei disertori italiani. Infatti con l’armistizio di Cassibile del settembre 1943 l’Italia firma la pace con gli anglo-americani e di conseguenza compromette i rapporti con la Germania sua alleata in guerra, la quale non può accettare questa capitolazione da parte dell’Italia e ne inizia a occupare il territorio. ⤵️

Ricordiamo anche che qualche mese prima, il 25 luglio, il regime fascista era crollato, perdendo molti accoliti e sollevando l’entusiasmo generale. Quando nel settembre del ’43 Mussolini ritorna dando origine alla Repubblica Sociale Italiana, in realità si trattava di uno stato fascista fantoccio, completamente nelle mani dei nazisti. ⏩️ Tutte le forze antifasciste diedero quindi il via alla Resistenza, la lotta di liberazione contro l’occupazione nazista e fascista. Quindi a cercare rifugio tra le montagne e le capanne dei contadini erano anche tutti i disertori che non si erano arruolati nel nuovo esercito fascista che continuava la guerra a fianco dei tedeschi. 🔴L’Italia era divisa in due: le truppe tedesche scendevano dal nord proseguendo la loro occupazione e le truppe degli Alleati risalivano dal sud liberando man mano la penisola, a partire dallo sbarco in Sicilia nel luglio del ’43.🔴

 Il personaggio di Michele, emblema della figura dell’intellettuale nel circolo degli sfollati, divenuto come un figlio per Cesira, dice che «Mussolini e i suoi ministri e tutti i pezzi grossi e tutti coloro che contavano qualche cosa erano dei banditi». Ora il punto cardine del ragionamento che fa Cesira è: come fa Michele a soli 25 anni completamente intriso di educazione fascista e non avendo conosciuto altro all’infuori del fascismo ad arrivare a negarlo così tassativamente? Il lettore forse direbbe che la risposta sta nel fatto che l’istruzione è fondamentale per gettare uno sguardo critico sul mondo (a differenza dell’ignoranza che tiene chiuse e prigioniere le menti), e poi nel fatto che anche nel sistema ideologico e politico più restrittivo e coercitivo l’uomo continua ad esercitare la sua facoltà di pensiero e di reinterpretazione personale delle cose, a dispetto dell’idea comune o dell’ideologia imposta.


DUE temi particolarmente importanti emergono nel romanzo di Moravia: le conseguenze della guerra sulle vite e sui cuori di chi l’ha vissuta, e poi il palesamento dell’altra faccia della liberazione.                                                                                       

Per esempio l’arrivo degli inglesi non fu come gli sfollati se l’erano aspettato: lì su per le macere essi potevano intravedere gli aeroplani inglesi che, impegnati a fronteggiare la contraerea tedesca, iniziarono a un certo punto a sganciare le bombe per la valle, colpendo la città di Fondi. «Mai vidi tanta gente passare dalla gioia al dolore in così poco tempo. […] “La casa, la mia casa, assassini. Ci distruggono le case, poveretti noi, le case, le case, le case!”»                                                                                                                        👩🏻‍🦱 Cesira, figlia di contadini benestanti, si sposa e si trasferisce a Roma, insieme al marito fa la negoziante, ama il suo lavoro e la sua casa della quale cura ogni angolo. Cesira è una donna forte, indipendente, audace, sembra non aver paura di niente e nessuno, affronta chiunque possa costituire una minaccia con tono di sfida e spavalderia. Una solida moralità la caratterizza, e la spinge a rimanere fedele al marito (molto più grande di lei) nonostante i continui tradimenti di lui, e anche dopo la sua morte Cesira non cede facilmente alle avances degli altri uomini: ha una grande dignità e sa cosa vuole per sé stessa e per sua figlia. Questa moralità viene alterata dalla guerra, la cui esperienza provoca un mutamento interiore profondo, sia in Cesira che in Rosetta.                                                                                                                      In Cesira avviene gradualmente e sin dall’inizio, quando si trova ancora a Roma, prima di fuggire: la situazione divenuta così drammatica le fa avvertire forse per la prima volta la mancanza del marito, di un uomo che la sostenga, e questo la porta a cadere tra le braccia di un uomo sposato. Anche se Cesira se ne ravvede molto presto, in condizioni normali probabilmente non avrebbe ceduto.                                                               Inoltre, quando ormai la valle di Fondi viene liberata e gli sfollati possono scendere e andar via dalle macere, questa per Cesira è una gioia così profonda che quasi non vuole sapere più nulla di Michele, catturato dai tedeschi e non ancora rientrato, perché non vuole che la sua gioia tanto agognata sia intaccata da una cattiva notizia, nonostante la notizia riguardasse una persona a lei cara.                                                                       Nello stesso frangente, ovvero mentre si trova a Fondi ormai liberata, Cesira una notte si viene a trovare in una sorta di dormiveglia in cui i suoi pensieri si alternano agli spari dei cannoni: «Dico la verità, ognuna di quelle esplosioni mi riempiva di gioia; e questa gioia cresceva ad ogni esplosione. Pensavo che quei cannoni sparavano sui tedeschi e sui fascisti e adesso mi accorgevo, per la prima volta, di odiare tedeschi e fascisti […] Pensavo: “Cari cannoni”; pensavo: “Cannoni benedetti”; pensavo: “Cannoni d’oro”; accoglievo ogni esplosione con un sentimento di gioia che mi faceva trasalire per tutto il corpo; e ogni silenzio quasi con paura perché temevo che i cannoni non sparassero più». «[…] sentii la liberazione come una felicità che mi fece persino godere della morte che quel cannone apportava e mi fece odiare per la prima e sola volta in vita mia e mi fece mio malgrado gioire della distruzione altrui con lo stesso sentimento con il quale si gioisce dell’arrivo della primavera e dei fiori e del bel tempo».

Il mutamento in Rosetta invece è subitaneo. Rosetta è una «figlia d’oro», come spesso la chiama Cesira, lei stessa è stupita di quanto sua figlia ancora adolescente possa rasentare la perfezione quasi assoluta: Rosetta è impeccabile nei modi e nei pensieri, prova quella compassione verso certuni di cui spesso è carente Cesira, a differenza di sua mamma è estremamente religiosa, non dubita affatto della sua fede anche nel pieno di quegli eventi catastrofici. Questa aurea di santità e perfezione svanisce in Rosetta lo stesso giorno in cui diviene vittima di una brutale violenza carnale da parte di alcuni soldati marocchini, tra l’altro proprio all’interno di una chiesa deturpata, presso l’altare. «[…] in quei pochi istanti di strazio la mia povera Rosetta era diventata bruscamente donna, così nel corpo come nell’animo, donna indurita, esperta, amara, senza più alcuna illusione né alcuna speranza». Il suo viso «deserto di qualsiasi espressione», il tono della sua voce «arido e senza sentimento», la sua condotta d’ora in poi alquanto licenziosa e spudorata.                                                           Cesira fa lunghe riflessioni sul cambiamento sbalorditivo della figlia, concludendo che la perfezione di Rosetta era data dall’inesperienza e dall’ignoranza dei mali e delle prove della vita, di cui invece bisogna fare gradualmente esperienza così da evitare poi, in una circostanza più estrema, di voltarsi «all’eccesso opposto». E Cesira non poteva opporsi a questo cambiamento né impedirlo, proprio come la Madonna lì nella chiesa non aveva impedito la violenza su Rosetta.

📍L’episodio di questo feroce stupro raccontato da Moravia nella Ciociara porta alla ribalta il fenomeno delle cosiddette “marocchinate” (di cui spesso non si fa menzione nei libri di storia), ovvero i saccheggi e i soprusi a danno della popolazione civile da parte dei “goumiers”, soldati in prevalenza di nazionalità marocchina, algerina e tunisina facenti parte del Corpo di Spedizione Francese in Italia, il cui contributo fu fondamentale per la vittoria degli Alleati e l’allontanamento dell’invasore tedesco. Gli inglesi stavano subendo ingenti sconfitte da parte dei tedeschi che difendevano tenacemente la linea Gustav a sud di Roma: nell’impossibilità di espugnare Cassino si tenta di aggirarla attraverso le montagne grazie proprio alle truppe marocchine che erano addestrate per questi tipi di combattimenti su zone impervie. Dopo la vittoria, come sorta di bottino di guerra, questi soldati predano e devastano i territori conquistati, stuprano donne dalla più piccola alla più anziana, sodomizzano brutalmente uomini e ragazzi uccidendo quelli che cercano di difendere le proprie mogli o fidanzate. Intere famiglie vengono seviziate o distrutte al passaggio dei goumiers, le donne sopravvissute devono fare i conti con malattie come la sifilide oppure con una gravidanza indesiderata.                       Donne tuttora viventi rendono testimonianza di ciò, avendo vissuto quell’esperienza giovanissime, molte intorno all’età di 11 anni o anche giù di lì, risiedenti ancora ad Esperia o Fondi, o comunque nella provincia di Frosinone e di Latina; il monumento al La mamma ciociara, a Castro dei Volsci, in onore delle mamme che difesero le loro figlie fino alla morte, è posto a guardia di tutta la valle.                                                

    Vite segnate e sconvolte per sempre proprio da ciò che si sperava avrebbe riportato la stabilità e lo stile di vita del periodo prebellico, se non addirittura condotto a un avvento migliore. E invece la liberazione per molti civili costituì un peggioramento delle condizioni, o perlomeno un esito rovinoso. Cesira, parlando degli sfollati che si diedero ai festeggiamenti alla notizia dell’arrivo degli inglesi, dice: «Poveretti, non sapevano che proprio l’avanzata degli inglesi ci avrebbe portato nuovi guai. Le difficoltà non facevano che cominciare».       

🌻🌳🌷🍃🦋🐌☀️Per tutto il corso del romanzo Moravia pone spesso l’attenzione alla campagna, alla natura, agli alberi e ai frutti, al cielo luminoso e al sole vivido e abbagliante, e tutto ciò in contrasto con la realtà della guerra, una realtà a cui è difficile credere mentre si è immersi nella natura, e quella di morire sembra una possibilità remota e stridente. «Così è la guerra, pensai: tutto sembra normale e invece, sotto sotto, il tarlo della guerra ha camminato e gli uomini hanno paura e scappano, mentre la campagna, lei, continua, indifferente, a buttar fuori frutta, grano, erba e piante come se nulla fosse».                                                                                                                           


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