Vanity Fair

Vanity Fair, a novel without a hero” è il titolo originale del romanzo di William Makepeace Thackeray, pubblicato nel 1848, romanzo inglese tra quelli imprescindibili per chi vuole conoscere la società vittoriana dell’epoca. Thackeray ce ne fornisce un quadro attraverso la descrizione di personaggi non proprio ‘edificanti’ né raccomandabili, e attraverso la narrazione delle loro vicende e delle loro vite per nulla modelli di virtuosità e probità. ➡️ In questo Thackeray è innovativo: pone in prima linea e per tutto il corso del romanzo vizi, difetti e ipocrisie che, come le invisibili ma presenti fondamenta poste a sostegno di una struttura, reggono una società ammantata di perbenismo e buone maniere. Thackeray la mette a nudo e lo fa in modo ironico e satirico. 

✍️La figura dell’autore è sempre presente e accompagna il lettore interponendosi spesso, e commentando moventi e passioni de La fiera delle vanità. <<Al progressivo apparire dei personaggi sulla scena, mi permetterò, come uomo e fratello, non solo di presentarli ma di scendere ogni tanto dal palcoscenico e parlare di loro: per guardarli con simpatia e stringer loro la mano se sono buoni e gentili; se sono sciocchi per riderne di nascosto con il lettore, e per trattarli senza pietà nei termini più oltraggiosi consentiti dalla buona educazione se sono malvagi e senza cuore. […] ed è per smascherarli e combatterli che è stato inventato il Riso.>>      Dato che si riscontra un numero esiguo di “buoni e gentili” nella realtà esperenziale di Thackeray, egli si concentra poco su questi ultimi. Ecco perché, come dice il titolo, il suo sarebbe un romanzo senza eroe, e diciamo ‘sarebbe’ perché il giudizio finale del lettore avverrà in virtù della propria e personale interpretazione di ciò che è inteso per eroe o eroina.

I due personaggi femminili contrapposti l’uno all’altro sono Rebecca (Becky) Sharp e Amelia Sedley. Il quesito che viene da porsi è questo: se Becky non può essere un’eroina, può esserlo Amelia?                                                                       👩‍🦰Becky è una vera e propria scalatrice sociale, arrivista, cinica, grande stratega, priva di scrupoli e di umanità. Non prova affetto per nessuno, nemmeno per suo figlio, ma finge di essere una madre affettuosa, una moglie cordiale e un’amica sincera quando l’occorrenza lo richiede. I suoi umili natali non le sono favorevoli all’ingresso in società, né può essere supportata dai genitori (come si usava fare a quel tempo e come accade nel caso di Amelia) nella ricerca del famigerato buon partito. 💄👠👒Perciò Becky fa appello a tutte le sue doti e sfrutta la grande intelligenza di cui è provvista per farsi strada da sola, e ci riesce, arrivando persino a risultare più interessante e più avvenente di donne di posizione superiore alla sua. Becky si muove intorno a persone influenti e smaniose di soldi, successo, vestiti e gioielli, proprio come lei che li raggira tutti a suo vantaggio. Per Becky non sono importanti le qualità che sarebbe opportuno che un suo consorte possegga, ma ciò che possiede dentro le tasche. <<Nella Fiera di vanità è naturale che tutti si schierino dalla parte di chi è ricco. Se è vero che la gente comune ha un’attrazione spontanea per chi possiede consistenti patrimoni – e non solo sfido qualsiasi cittadino inglese a negare che la semplice nozione di ricchezza susciti in lui una sorta di voluttà, ma sono certo che ognuno di noi guardi con particolare interesse il proprio vicino di tavola se possiede mezzo milione di sterline -, se dunque la gente comune guarda il denaro con occhio benevolo, figuriamoci come lo guarda la gente di mondo! Hanno la massima cupidigia per i soldi, e provano uno spontaneo trasporto per chi ne possiede in quantità.>>💸💰

 I valori di Becky non esistono, anche se lei, per rendersi ben accetta, si atteggia a grande dama, e ha dalla sua parte un’arguta intelligenza e uno spiccato senso umoristico che la favoriscono nei suoi propositi.      👩Amelia invece raccoglie in sé tutte le virtù di cui manca Becky, eppure potremmo dire che neanche essa può essere considerata un’eroina, perché per quanto molto più bella e raffinata di Becky, non riesce ad imporsi e ad affermarsi quanto lei, né a conquistare la simpatia altrui. Addirittura viene definita noiosa e insulsa, solo perché riservata e onesta, non invadente e genuina nei sentimenti; <<[…] e i suoi occhi scintillanti dei più puri e generosi impulsi, a eccezione di quando si riempivano di lacrime, cosa che per la verità accadeva troppo spesso: la sciocchina piangeva infatti per la morte di un canarino, per un topolino caduto fra gli artigli di un gatto, o per la conclusione di un romanzo, anche il più banale; ma soprattutto piangeva per una parola poco gentile, ammesso che vi fosse qualcuno tanto duro di cuore da rivolgergliela>>. Lei non sposa suo marito (George Osborne) solo perché i genitori di entrambi avevano deciso di attuare questo matrimonio da lungo tempo: lei ama profondamente suo marito, molto più di quanto questi meriti in realtà. Considera suo figlio il suo massimo bene e tratta tutti affabilmente, anche la servitù. 

N.B.❗️ Se Becky non può essere un’eroina per la sua estrema sfacciataggine e impudenza, perché non può esserlo Amelia così discreta e allo stesso tempo accorta ai bisogni degli altri? Forse perché la sua dolcezza e il suo garbo la rendono a un certo punto stucchevole; allora perché non diventa stucchevole anche la cattiveria di Becky? Forse perché è molto più comune incontrare persone come Becky nella società, e quindi è facile non rimanerne esterrefatti quando si legge di lei e delle sue continue fraudolenze nel romanzo. ❗️

 Se Amelia appare priva di tono è anche perché la personalità di Becky di riflesso sminuisce quelle pregevolezze che in realtà ogni donna ricercherebbe in un’amica e ogni uomo in una compagna. E questo è quello che succede fin troppo spesso anche oggi quando i “buoni” devono farsi inevitabilmente da parte per cedere il passo ai carismatici e ai disinibiti, con demerito ahimè di quelli come Amelia che (maggiormente colpevoli se ignari e inconsapevoli dello scarto avvenuto) non riescono ad emergere come persone piene di virtuosità quali esse sono.               Oltre a questo aggiungiamo l’estrema ingenuità di Amelia che le impedisce di scorgere le vere intenzioni altrui, persino quelle di suo marito verso la quale prova una smisurata devozione. Dato che una modesta dose di senso critico è necessaria nel mare magnum della vita, Amelia non può assurgere a indiscusso modello di eroina. 

  ⚫️Il personaggio del capitano William Dobbin è simile a quello di Amelia, ma solo per certi versi: <<farfugliava parlando, era scialbo e insignificante, goffo e maldestro>>. Sottostimato, considerato da tutti una nullità, personaggio in apparenza di poco rilievo e contrapposto a quello di George Osborne e a quello di Rawdon Crawley, aitanti e divertenti. Ma essi sono contrapposti anche nelle qualità dell’animo. Infatti mentre George è attratto da Becky, Dobbin << […] era così onesto che tutti gli artifici e le moine della giovane non lo toccavano, anzi lo allontanavano come per una repulsione istintiva>>. Ecco che troviamo la grande differenza rispetto ad Amelia, la quale riaccoglie Becky anche dopo aver ormai testato l’attitudine dell’amica, fidandosi ancora cecamente di lei. Dobbin invece ha quel necessario senso critico che unito all’altruismo, alla pazienza e al forte senso morale fanno di lui il vero eroe della storia! Ovviamente se per eroe vogliamo intendere la persona che compie gesta coraggiose a favore della salvaguardia altrui.       E non ci riferiamo all’aver combattuto valorosamente nella battaglia di Waterloo (18 giugno 1815), anche George Osborne e Rawdon Crawley l’hanno fatto.  ⚫️Dobbin è un eroe per altri tipi di meriti: il suo senso morale lo spinge a incitare Osborne alla lealtà verso Amelia, nonostante lui stesso la ami (e con un sentimento molto più vero); cerca di salvaguardare l’onore e la reputazione dell’amico verso cui è stato sempre fedele, infatti non ne infanga mai la persona o la memoria, al contrario la enfatizza e la valorizza; Dobbin fa di tutto per proteggere Amelia e il suo benessere fisico ed emotivo, latentemente, senza che lei se ne renda veramente conto. ☝️Attenzione, anche Rawdon ha un vero e sincero sentimento per Becky, ma lui ha mancato di riconoscere i suoi trucchetti, si è completamente affidato alla guida di Becky divenendone quasi lo zimbello. E lei non ci ripenserebbe due volte a disfarsi di suo marito qualora il buon vento tirasse altrove. È vero Rawdon a un certo punto comprende la vera natura di Becky, ma quando succede ormai è troppo tardi. 

A differenza di Amelia, Dobbin mantiene la sua caratura senza lasciarsi svilire o scalfire dal confronto con la figura degli altri due personaggi paralleli, George e Rawdon

💯👏 Agli occhi di quella gente cinica, egoista e superficiale che affolla gli ambienti sociali in vista dell’epoca, Dobbin rimane un essere insignificante e di poco conto, ma agli occhi del lettore assurge a unico vero eroe. È il valore del suo animo e la profondità del suo “io” a determinare chi sia Dobbin.           Quando George, il figlio di George Osborne e di Amelia <<si mostrava un po' troppo vivace e insolente [Dobbin] lo prendeva bonariamente in giro, cosa che la madre riteneva una crudeltà. Un giorno lo portò a teatro, e quando il ragazzo si rifiutò di sedersi in platea perché giudicava la cosa volgare, il maggiore [Dobbin] lo accompagnò in un palco e ve lo lasciò, per tornare da basso. Poco dopo però sentì un braccio infilarsi sotto il suo e una piccola mano guantata premerlo con dolcezza. George aveva riconosciuto l’assurdità del suo comportamento ed era sceso dalle alte sfere. Compiaciuto del pentimento del piccolo figliuol prodigo, Dobbin l’accolse con un sorriso. Voleva bene al ragazzo, come a ogni cosa che appartenesse ad Amelia>>.

Concludiamo dicendo che ne La fiera delle vanità, così come nella vita del resto, l’epilogo tanto desiderato e atteso si rivela, una volta concretizzatosi, non appagante quanto lo si era immaginato. Amelia che aveva così tanto agognato di sposare George e ne sarebbe certamente morta (a detta di Dobbin) se non l’avesse fatto << […] salì di sopra, e quasi senza accorgersene capitò in quella che era stata la sua stanzetta prima che si sposasse, con la poltrona su cui aveva trascorso tante ore di amarezza. Vi si abbandonò come fra le braccia di un vecchio amico, pensando alla settimana trascorsa e alla vita futura. Già guardava tristemente al passato: soffrire, sempre nella ricerca di qualcosa che, una volta ottenuta, porta dubbi e tristezza più che piacere. Questa era la sorte di quella dolce creatura, innocente pellegrina sperduta nella grande folla arrancante della Fiera di vanità>>. E Becky? Nella sua vita non c’è mai ravvedimento, né senso di colpa o rammarico. Eppure è interessante una sua fuggevole riflessione che Thackeray riporta: <<Nella stessa casa in cui un tempo ero poco più di una serva oggi ho un gentiluomo per marito e la figlia di un conte per cognata; ma sono davvero più felice di quando ero la figlia di un droghiere? E se avessi sposato Francis che era così innamorato?>> Riflessioni volte un attimo dopo a svanire nel nulla, nello stesso identico modo in cui è destinato a svanire anche qualcos’altro: <<Rebecca si dava da fare per raggiungere quella che normalmente viene chiamata “una posizione in società”, e la servitù la segnava a dito come una donna perduta. Guardate Molly, la sua cameriera personale: la mattina trova un ragno che tesse la sua tela sulla porta, l’osserva curiosa per un po', e poi stanca del divertimento alza la scopa e abbatte d’un colpo l’artefice e la sua costruzione>>.


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