David
Copperfield
David Copperfield è uno dei grandi romanzi di Charles Dickens, ed insieme a Oliver Twist sono quelli ai quali indelebilmente leghiamo il nome dell’autore: il rimando a Dickens quale grande e supremo romanziere del suo tempo è immediato.💙 E tanto più ciò avviene con David Copperfield che è considerato da Dickens stesso l’opera più “vicina” a lui, l’opera in cui vi ha più generosamente profuso dettagli, particolari e vicende occorse a lui realmente.
👐Ovviamente la produzione dickensiana è vastissima, sappiamo che spazia tra racconti brevi e opere di più estesa mole, per non tener conto di tutte le lettere che Dickens scrisse durante l’arco della sua vita; pare che avesse l’abitudine di scriverne dodici ogni giorno, e in questo forse c’è del riflesso autobiografico nel personaggio di Micawber, la cui peculiarità è proprio il comunicare mediante lettere per annunciare anche le cose più ordinarie in uno stile altamente forbito ed elegante. Di lui Traddles dice: «L’entusiasmo, l’impegno con cui si è buttato, giorno e notte, tra carte e libri; per non parlare dell’incredibile quantità di lettere che mi ha mandato da qui alla casa di mr. Wickfield, e a volte persino attraverso il tavolo quando sedevamo di fronte e sarebbe stato più facile parlare. Insomma, veramente straordinario». E la zia Betsey commenta: «Le lettere credo che le scriva pure dormendo».
Il grande amore per l’attività della scrittura alla quale Dickens si dedica in modo così naturale si riflette nella sua prosa fluida e continua, pagine e pagine di narrazione prolissa e minuziosa che riesce comunque ad avvincere il lettore senza stancarlo eccessivamente: riesce a mantenere uno stile abbastanza semplice e scorrevole, se pur sempre distinto ed elegante. A mio parere leggere Dickens è un’esperienza che ogni volta può elevare la propria sfera semantica e linguistica.
Nelle varie e continue digressioni viene da chiederci come faccia l’autore a mantenere saldo e coerente il filo o i fili che uniscono la narrazione nel suo complesso. Infatti, nonostante ci sia più di una linea di svolgimento nell’opera e svariate sottotrame, a distanza di numerose pagine Dickens riesce a ricuperare gli eventi senza mai averli persi di vista in realtà. Anzi, tutto ciò che viene raccontato concorrerà poi al disvelamento di intrecci importanti. 💡 Inoltre Dickens accenna a dei particolari e fa luce su certe sensazioni e certi moventi rispetto ad alcuni personaggi e al loro modo di porsi o di esprimersi che ci fa intuire già qual è la loro vera natura, che persino David stesso non riesce a cogliere subito! Il lettore invece a volte ha già coscienza di quale piega prenderà un certo evento.
È un po' come se Dickens volesse rendere complice il lettore della sua penna e del suo pensiero, e osservare insieme a lui David arrabattarsi e dimenarsi nei meandri dell’esistenza, e tutto ciò nonostante la voce narrante sia David stesso che, ormai adulto, si ritrova a guardare indietro alla sua vita e a trascriverne con minuzia il passato.
🧒🏻Il piccolo David, nella parte dedicata alla sua infanzia, ispira grande tenerezza e dolcezza, non solo per la sua ingenuità ma anche per tutto quello che è costretto a subire e a soffrire, così piccolo e inesperto: è forse questa la parte più avventurosa e più graziosa del libro.
🗣 Una delle tante “denunce” sociali che Dickens fa servendosi della scrittura riguarda il modo autoritario, rigido e inflessibile con cui venivano impartite le lezioni scolastiche e che influenzava in negativo il rendimento degli studenti; la sola vista dei Murdstone (oltre a imparentarsi con David diventano anche i suoi precettori dentro casa) ai quali deve ripetere la lezioncina produce in lui questo effetto: «…incomincio a sentire che le parole, che con infinita fatica ho infilate nella mia testa, prendono a scivolar via e ad andarsene non so dove. A proposito dove vanno?» Ciò va letto alla luce del fatto che a quei tempi si esigeva che la lezione venisse ripetuta non a parole proprie come avviene oggi, ma a memoria, esattamente parola per parola così come si trovavano scritte. E qualche pagina più avanti si descrive lo stesso effetto, ma questa volta all’interno di una effettiva scuola, quella di Salem House: «In una scuola diretta con la più pura crudeltà, fosse o no presieduta da un ignorante, non vi è molto da imparare. Io credo che i nostri ragazzi erano, in generale, più ignoranti di qualsiasi altra scolaresca dell’epoca; erano troppo tormentati e picchiati per imparare; non potevano fare, per progredire, più di quanto possa fare chiunque per andare avanti in una esistenza di continue sfortune, tormenti e dolori».
Un altro monito è quello a non rubare l’infanzia, un momento così delicato della vita soprattutto in virtù della grande capacità di osservazione di cui sono dotati i bambini e anche della generale tendenza degli adulti a conservare il ricordo di questa età. Di come anche l’infanzia di David sia stata compromessa è evidente dal suo stato d’animo i primi giorni della sua nuova vita scolastica presso il dottor Strong, e riferendosi ai compagni della sua età dice: «Sentivo di avere attraversato situazioni delle quali essi non avevano alcuna conoscenza e di avere acquisito delle esperienze estranee alla mia età, alla apparenza e alla condizione di ognuno di loro, al punto che mi sembrava una impostura arrivare lì come qualsiasi altro piccolo scolaro». Inoltre i bimbi, e David ne è un esempio quando si trova a dover subire le ingiuste punizioni del patrigno Murdstone, tendono ad interiorizzare i pensieri degli adulti, giusti o sbagliati che siano, e ad assodarli come verità quasi assolute. «Le lividure bruciavano e facevano male, e mi facevano piangere ad ogni movimento, ma era niente davanti alla colpa che sentivo. Mi pesava sul cuore più gravemente che se fossi stato un feroce criminale, oso dire».
Attorno a David si muove una serie di numerosi personaggi, tutti ben caratterizzati da Dickens sia per ciò che riguarda la loro natura morale che i tratti fisici, ce li presenta persino nelle loro tipiche movenze e nei loro peculiari modi di atteggiarsi: indimenticabili i movimenti sinuosi che Dickens fa assumere al corpo di Uriah Heep mentre pronuncia parole subdole contorcendosi tutto.
Di solito ogni personaggio ha qualche stravaganza o qualche abitudine che lo rende unico e a sé, diverso dagli altri, e Dickens è un grande romanziere anche per questo, per la sua capacità di rappresentare e descrivere i tipi umani.
Inoltre vi è una schiera di personaggi sommamente “buoni” contrapposta a un’altra schiera del tutto “cattiva”. Forse eccezion fatta per il personaggio di Steerforth che mostra sin dall’inizio un’ambigua personalità, forse qualche inquietudine nascosta che nessuno mai sospetterebbe al di là di quella natura affascinante e ardita. Egli sollecita David a questa promessa: «Margheritina; se qualcosa deve separarci, devi pensare quanto più bene puoi di me, vecchio mio. Via! Facciamo questo patto. Pensa quanto più bene puoi di me, se le circostanze ci separeranno!» David in effetti non farà fatica a pensare a lui in questi termini, e forse è proprio questa la prova che una parte di Steerforth era sempre rimasta autentica, a dispetto di quella rivelatasi palesemente reprensibile.
Un altro personaggio che dapprima può sembrare aspro e irritante è la zia Betsey, che invece si mostra poi affettuosa e di cuore, lei così perspicace, ironica e tagliente, contrariata verso chiunque voglia recare danno a qualche indifeso, dunque tutt’altro che egoista o sprezzante. È vero mantiene sempre la sua rigida compostezza, ma forse è proprio questo che paradossalmente fa sì che le persone, invece di allontanarsene, trovino in lei motivo di “inspirazione”. La zia Betsey prende in custodia Dick, reputato tardivo dall’opinione comune: «Mi piacerebbe che certa gente che dico io ascoltasse ciò che dice Dick sull’argomento. La sua sagacità è meravigliosa. Ma nessuno conosce le risorse intellettuali di quell’uomo, tranne me!» E in effetti capiremo che quella che sembra un’ingiustificata fiducia della zia in Dick trova invece un suo riscontro, perché Dick a un certo punto dà un’evidente dimostrazione del suo effettivo acume, tra l’altro inspiratogli proprio dalla capacità che ha di “sentire” gli altri, capacità di cui esseri ritenuti più intelligenti di lui sono sprovvisti.
Un simile discorso si potrebbe fare per la piccoletta nana Mowcher, che dapprima agli occhi di David sembra un po' ciarliera e bizzarra, ma poi David si ricrede e comprende quale “grande” donna sia, contrariamente alle sue apparenze. E questa era una premessa che aveva già fatto la stessa Mowcher quando aveva detto: «Accettate una parola di consiglio, anche da una cosetta di tre piedi. Cercate di non associare i difetti fisici con quelli morali, mio buon amico, tranne che per buoni motivi».
Prototipo per eccellenza della cattiveria umana è invece mr. Murdstone, nome che in inglese richiama la parola “murder”, che sta per “assassinio”, e anche “stone”, ovvero “pietra”, volendo forse evocare proprio la pietra tombale se consideriamo gli effetti che porterà la sua influenza malefica e macchinosa. Ma il tutto viene celato dietro il pretesto della famigerata fermezza, quel sano rigore che per Murdstone è necessario possedere quando si vuole educare e formare un carattere, e che poi anche quel carattere a sua volta dovrà possedere.
Il pretesto dietro cui invece si nasconde l’altro grande cattivo Uriah Heep è l’umiltà: egli fa grande sfoggio di questa qualità profondendosi in continui gesti e parole adulatorie screditando al contempo la sua persona, troppo umile a volte solo per poter esprimere un’opinione, e dietro questo pretesto nel frattempo lavora per architettare e costruire i suoi piani, sfruttando anch’egli la sua influenza ammaliante. Forse anche qui il nome che Dickens dà a questo personaggio non è casuale, perché “heep” in inglese sta per “pecora”, e questo animale in genere è preso a modello di carattere docile e buono, proprio quello che Uriah Heep vuole esibire di sé, e il “manto” di pecora è usato anche per camuffare la vera interiorità.
Quelli sopra sono solo alcuni dei personaggi presenti nel romanzo, così come le avventure di David rimangono tutte da scoprire, insieme alle fasi di crescita che attraversa e alle lezioni che impara.
A un certo punto David parla di cosa lo ha aiutato a conseguire gli obiettivi che si era proposto nel campo del lavoro, e accennando ai montanti e ai pioli di una scala costruisce una bellissima metafora: «Alcuni felici talenti, uniti a delle fortunate occasioni, possono costituire i montanti della scala su cui alcuni uomini salgono, ma i pioli della scala debbono essere costituiti di un materiale solido, e non vi è nulla che sostituisca, nell’avanzare, una volontà ardente e sincera». Dietro certe parole dell’adulto David scorgiamo l’uomo Dickens, in questo caso la sua tenacia il suo impegno e la sua dedizione al lavoro, e quindi non sorprende che egli si esprima così nella prefazione al romanzo: «Di tutti i miei libri, quello che più amo è questo. Si potrà credere facilmente che sono un padre amoroso per ogni figlio della mia fantasia, e che nessuno può amare questa famiglia più teneramente di quanto l’ami io. Ma, come molti genitori amorosi, ho nel cuore del mio cuore un figlio preferito. E il suo nome è David Copperfield».



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